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Accessibilità digitale per le PMI: cosa cambia con l'European Accessibility Act

di Redazione megafono.it · 02/09/2026 · aggiornato il 08/09/2026

L'European Accessibility Act (Direttiva UE 2019/882, in Italia D.Lgs. 82/2022) è in vigore dal 28 giugno 2025 ed estende gli obblighi di accessibilità digitale agli operatori economici privati, compreso l'e-commerce. In pratica: sito e servizi digitali devono rispettare le linee guida WCAG 2.1 livello AA, con una dichiarazione di accessibilità e un canale di feedback. Sono esonerate le microimprese che erogano servizi (meno di 10 persone e fino a 2 milioni di euro).

Questo articolo ha finalità informative e di aggiornamento: non costituisce consulenza legale. Per decisioni sul tuo caso specifico rivolgiti a un professionista abilitato.

Accessibilità digitale per le PMI: cosa cambia con l'European Accessibility Act

Per anni l'accessibilità digitale è stata «roba da pubblica amministrazione». Dal 28 giugno 2025 non è più così: con l'European Accessibility Act l'obbligo si estende a molte imprese private — e-commerce in testa. Se hai un sito che vende o eroga servizi ai consumatori, questa pagina ti serve.

Nota: questo è un articolo informativo, non consulenza legale. Per la tua situazione specifica verifica con un professionista.

Cos'è l'European Accessibility Act

L'European Accessibility Act (EAA) è la Direttiva (UE) 2019/882, recepita in Italia con il D.Lgs. 27 maggio 2022, n. 82. Fissa requisiti comuni di accessibilità per una serie di prodotti e servizi rivolti ai consumatori, con applicazione dal 28 giugno 2025.

Si affianca alla precedente Legge 4/2004 («legge Stanca») e alla direttiva sul web della PA (2016/2102): la novità è che ora l'asticella riguarda anche gli operatori economici privati.

Chi riguarda (e chi è esonerato)

Rientrano tra i servizi interessati, tra gli altri, il commercio elettronico, i servizi bancari, i trasporti, gli e-book. In pratica, se la tua PMI vende online o offre un servizio digitale al pubblico, con ogni probabilità sei coinvolto.

È prevista un'esenzione per le microimprese che erogano servizi: chi ha meno di 10 persone occupate e un fatturato annuo (o bilancio) fino a 2 milioni di euro. Attenzione: l'esenzione vale per i servizi; per i prodotti le regole sono diverse. In ogni caso, anche quando non sei obbligato, l'accessibilità resta un vantaggio (vedi sotto).

Cosa devi fare, in concreto

Lo standard di riferimento sono le linee guida WCAG 2.1 livello AA (in Europa recepite dallo standard UNI EN 301549). Tradotto in pratica, il tuo sito dovrebbe:

  • avere contrasto sufficiente tra testo e sfondo e testo ridimensionabile;
  • essere navigabile da tastiera e compatibile con gli screen reader;
  • usare testo alternativo sulle immagini informative;
  • avere etichette chiare nei moduli e messaggi di errore comprensibili;
  • non affidare informazioni al solo colore;
  • pubblicare una dichiarazione di accessibilità con un meccanismo di feedback per segnalare problemi.

Un esempio concreto di come si presenta una dichiarazione lo trovi nella nostra Dichiarazione di accessibilità: stato di conformità, contenuti non ancora accessibili, contatto per le segnalazioni.

Perché conviene (anche se sei esonerato)

L'accessibilità non è solo un adempimento:

  • Più pubblico: circa una persona su quattro ha una qualche forma di disabilità, temporanea o permanente. Un sito accessibile è un sito che vende a più persone.
  • SEO: molte buone pratiche di accessibilità (struttura semantica, testi alternativi, testi chiari) sono le stesse che aiutano i motori di ricerca a capire le pagine.
  • Reputazione: mostrare attenzione all'inclusione è un segnale di serietà — utile anche quando comunichi ai media.

Come iniziare (checklist rapida)

  1. Fai un check del sito con strumenti gratuiti (es. estensioni per il contrasto, navigazione da sola tastiera, uno screen reader).
  2. Correggi le priorità: contrasto, testi alternativi, moduli etichettati, focus da tastiera visibile.
  3. Pubblica la dichiarazione di accessibilità con un contatto per il feedback.
  4. Rendi il processo continuo: rivedi l'accessibilità a ogni restyling e quando aggiungi funzioni.

L'accessibilità è un percorso, non un bollino: si parte dalle barriere che pesano di più e si migliora nel tempo.


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Fonti

Riferimenti normativi primari (questo articolo è informativo, non è consulenza legale):

#accessibilità#european accessibility act#PMI#sito web#WCAG

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Domande frequenti

L'European Accessibility Act vale per la mia PMI?

Se offri prodotti o servizi digitali ai consumatori (per esempio un e-commerce), con ogni probabilità sì, dal 28 giugno 2025. Sono esonerate le microimprese che erogano servizi con meno di 10 persone e fino a 2 milioni di euro di fatturato o bilancio annuo.

Quale standard tecnico devo rispettare?

Il riferimento sono le linee guida WCAG 2.1 di livello AA, in Europa recepite dallo standard UNI EN 301549: contrasto, navigazione da tastiera, compatibilità con screen reader, testi alternativi, moduli etichettati e una dichiarazione di accessibilità.

Serve davvero una dichiarazione di accessibilità?

Sì: oltre a rendere il sito accessibile, va pubblicata una dichiarazione con lo stato di conformità e un meccanismo di feedback per segnalare eventuali barriere. Ne trovi un esempio nella dichiarazione di accessibilità di megafono.it.

Cosa rischio se non mi adeguo?

La normativa prevede vigilanza (in Italia il ruolo è dell'AgID) e sanzioni per chi non rispetta i requisiti. Al di là dell'aspetto sanzionatorio, un sito non accessibile esclude una fetta di potenziali clienti. Per la tua posizione specifica rivolgiti a un professionista.